Pensare il Risorgimento

12.00 

Categoria: .
Descrizione

Autore: Giuseppe Reguzzoni

ISBN: 9788897160014
PAG: 93
Dimensioni: 145x210x8

Come giustamente scriveva Friedrich Nietzsche, abbiamo bisogno della storia: essa occorre al vivente «in quanto è attivo e ha aspirazioni, in quanto preserva e venera, in quanto soffre e ha bisogno di liberazione». A questi tre rapporti corrispondono tre specie di storia: monumentale, antiquaria e critica. La storia critica è quella che si interroga e che, incalzando i bastioni retorici del potere, ne dimostra l’inconsistenza e, proprio in questo modo, contribuisce alla liberazione. I testi presentati in questo volume vorrebbero essere proprio questo: momenti di riflessione critica, a tratti anche provocatoria, per scoprire che i mali di cui ci lagniamo oggi sono, in fondo, gli stessi che la storia di questo paese si trascina da un secolo e mezzo. La storia d’Italia non inizia nel 1861, e nemmeno nel 1945, ma, almeno, a partire dalla Costituzione Repubblicana, sia pure in termini e in forme a tutt’oggi incompiuti, l’idea di sovranità popolare è divenuta il pilastro che regge o dovrebbe reggere le istituzioni. Pretendere di fare del 1861 l’anno zero della nostra storia è mettere in atto un’operazione di propaganda, tra l’altro non delle migliori quanto a efficacia. La storia seria, che lavora su fonti e documenti, ha da tempo alzato i veli della retorica e iniziato a svelare quel che realmente accadde in quegli anni lontani. Ripercorrendo le tappe del cosiddetto Risorgimento, la storia e la politica non possono non chiedersi perché siano state sistematicamente e violentemente eluse tutte le alternative all’orrenda costruzione centralistica imposta al neonato Regno d’Italia. Le logge e la cricca al potere poterono censurare le grandi domande e la richiesta di libertà che salivano da secoli di vita e di civiltà, ma non impedire che esse riemergessero dal fiume della storia. Nel 1861 si compì una tappa della nostra storia politica, ed essa non fu l’esito di un patto, di un “foedus”, ma di un atto di forza e di coercizione con cui un gruppo di interesse si garantiva privilegi e potere. Non è scritto da nessuna parte che quella tappa debba essere l’ultima e la definitiva, a meno che si voglia dare a quel momento storico una connotazione religiosa, sacrale e, dunque, intoccabile e inviolabile.

Giuseppe Reguzzoni
Dopo studi di lettere, filosofia e teologia, ha conseguito il dottorato di ricerca presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, con una tesi, poi pubblicata (Milano 2006), con a tema il rapporto tra modernità e secolarizzazione. L’ambito di ricerca a cui si è dedicato è quello della storia dei concetti, soprattutto in riferimento alla storia religiosa della Germania e dell’area mitteleuropea. In tale contesto ha pubblicato diversi contributi, curando, tra l’altro, la traduzione dal tedesco di numerose opere storiche, giuridiche e teologiche. Collabora con l’Istituto di Storia Moderna e Contemporanea dell’Università Cattolica di Milano (Istituto «Mario Romani»), dove ha tenuto e tiene corsi di specializzazione nell’ambito della Scuola di Dottorato

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